La processione dei Misteri di Taranto non è una semplice manifestazione folcloristica, ma un rito millenario che affonda le sue radici nella storia, nella fede e nella cultura popolare.
Celebrato ogni Venerdì Santo, questo evento rappresenta il culmine della Settimana Santa tarantina e attira migliaia di fedeli e turisti da ogni parte del mondo. La sua peculiarità non risiede solo nella solennità della rappresentazione, ma nel suo carattere profondamente intimo e spirituale.
Le confraternite della Settimana Santa di Taranto
I riti sono organizzati da due confraternite storiche distinte, ciascuna con il proprio ruolo preciso nella Settimana Santa tarantina.
Confraternita di Maria Santissima Addolorata e San Domenico
La Confraternita di Maria Santissima Addolorata e San Domenico, con sede nella chiesa di San Domenico Maggiore nel Borgo Antico, guida il Pellegrinaggio dell’Addolorata nella notte tra il Giovedì e il Venerdì Santo. I suoi confratelli — i “perdúne”, che in dialetto significa “perdono” — indossano la tunica bianca con cappuccio nero e percorrono le strade della città accompagnando la statua dell’Addolorata.
Arciconfraternita del Carmine
L’Arciconfraternita del Carmine, con sede nella chiesa del Carmine in Via d’Aquino, organizza invece la Processione dei Sacri Misteri del Venerdì Santo: il corteo che porta in processione i simulacri della Passione di Cristo per oltre quindici ore consecutive, dalla tarda mattinata del Venerdì fino all’alba del Sabato Santo. È questa la processione per cui Taranto è famosa nel mondo, e questa la confraternita che la custodisce dal 1765.
Origini storiche della processione dei Misteri
Contrariamente a quanto spesso si dice, la processione dei Misteri di Taranto non ha origini medievali: nasce nel primo Seicento, durante la dominazione spagnola del Regno di Napoli, quando la pietà popolare barocca si esprimeva attraverso le grandi processioni penitenziali di cui la Spagna era maestra. Fu Don Diego Calò, devoto tarantino, a introdurre il rito facendo realizzare a Napoli le due statue originarie: quella di Gesù Morto e quella dell’Addolorata.
Quasi un secolo dopo, nel 1765, il patrizio tarantino Francesco Antonio Calò — discendente e custode di quella tradizione — donò le statue all’Arciconfraternita del Carmine, appena fondata nel 1675 sotto il patrocinio della Madonna del Carmelo. Il 4 aprile 1765 si svolse la prima processione ufficiale dei Misteri, con la Confraternita del Carmine come organizzatrice. Una tradizione che non si è mai interrotta da allora — nemmeno durante le guerre, nemmeno durante le pestilenze — per oltre 260 anni consecutivi.
Il 2025 ha segnato un anno particolarmente significativo: l’Arciconfraternita del Carmine ha celebrato il suo 350° anniversario di fondazione, con un evento storico — il ritorno del corteo nel Borgo Antico di Taranto, dove tutto era cominciuto secoli fa, per la prima volta dopo anni. Papa Francesco ha concesso per l’occasione un Anno Santo Particolare.
I riti della Settimana Santa tarantina sono riconosciuti dal Ministero della Cultura italiano come bene demo-etno-antropologico e iscritti nel Catalogo dei Beni Culturali ICCD — un riconoscimento che ne certifica il valore come patrimonio culturale immateriale del paese.
Le poste e i 7 misteri: tra sacro e profano
Il rito ha inizio nel pomeriggio del Giovedì Santo, con la cosiddetta “processione dei Misteri” o, in dialetto locale, le “poste“. I confratelli, chiamati anche “perdoni“, iniziano un pellegrinaggio a piedi nudi e con passo lento e dondolante, le “nazzicate“, per visitare i sepolcri allestiti nelle chiese del Borgo Antico.
Questo cammino, che rappresenta l’esplorazione del dolore e della penitenza, è un preludio alla solenne processione del giorno successivo. Il culmine dell’evento si ha nella notte tra il Venerdì Santo e il Sabato Santo, quando le statue lignee dei sette “Misteri” vengono portate in processione. Le statue, realizzate da artisti locali, rappresentano le scene della Passione di Cristo: Gesù nell’Orto degli Ulivi, la Flagellazione, la Coronazione di Spine, il Cireneo, la Caduta, l’Addolorata e il Cristo Morto.
Ogni statua è un’opera d’arte a sé stante, curata nei minimi dettagli e adornata con fiori e drappeggi, rendendola un punto focale per la devozione dei fedeli e un esempio dell’eccellenza dell’artigianato pugliese.
La solennità della processione dei misteri di Taranto
Ciò che rende la processione dei Misteri di Taranto unica al mondo è la sua cadenza. Il passo dondolante dei confratelli, chiamato, come detto, “nazzicata“, è lento e cadenzato, quasi ipnotico. Questo incedere, accompagnato da una banda che suona marce funebri, crea un’atmosfera di profonda riflessione e di pathos.
La Domenica delle Palme e le “gare”: come si decide chi porta i Misteri
Uno degli aspetti più affascinanti e meno conosciuti della Settimana Santa tarantina è quello che accade settimane prima del Venerdì Santo: la Domenica delle Palme, quando le due confraternite convocano in assemblea straordinaria tutti i confratelli in regola.
Durante queste assemblee si svolgono le “gare”: delle vere e proprie aste in cui i confratelli fanno offerte per aggiudicarsi l’onore di portare in processione una statua o un simbolo del corteo. Non si tratta di vendita del privilegio: le offerte vengono devolute in beneficenza durante l’anno. È un sistema che garantisce che i portatori scelgano spontaneamente il proprio ruolo, motivati dalla devozione e dall’orgoglio familiare — spesso il figlio eredita il “posto” del padre, pagandolo di tasca propria.
Chi si aggiudica una statua la “porta” per tutta la processione — a piedi nudi, per 15 ore consecutive, con il peso dello sdanghe sulle spalle. È uno dei gesti di devozione più fisicamente intensi del calendario liturgico italiano.
La partecipazione dei tarantini al rito
L’intero corteo si muove a un ritmo che sembra sospeso nel tempo, lontano dalla frenesia della vita moderna, con la processione che si snoda per le vie del centro, e la gente che si accalca ai lati per assistere al passaggio delle statue, ma anche per osservare i confratelli che, con il volto coperto dal cappuccio, si fanno portatori di un dolore universale. La processione, che si protrae per ore, a volte fino all’alba del Sabato Santo, non è solo una rievocazione, ma un’esperienza partecipativa. I tarantini, fedeli o meno, si sentono parte di questo rito, che rappresenta un forte legame con le proprie radici e con la propria identità.
Significato e tradizione della processione dei Misteri
Il rito della processione dei Misteri non è solo una tradizione religiosa, ma un vero e proprio specchio della società tarantina.
È un momento di unione, dove le diverse classi sociali e le generazioni si ritrovano per condividere un’esperienza comune. Il “perdono“, con il suo passo lento e il volto coperto, annulla le differenze e rende tutti uguali di fronte alla fede. Le statue, portate a spalla, simboleggiano il peso della croce e il sacrificio di Cristo, ma anche il fardello della vita che ogni persona è chiamata a sopportare.
Un modo per espiare i propri peccati
Il rito rappresenta un modo per espiare i propri peccati e per riflettere sulla fragilità della condizione umana, un’esperienza spirituale che parla direttamente al cuore, un richiamo a un’epoca in cui la fede era il centro della vita sociale e personale.
Come assistere alla Processione dei Misteri di Taranto: guida pratica
Per chi viene da fuori Taranto, la processione dei Misteri è un’esperienza che richiede pianificazione. Ecco le informazioni essenziali.
Quando si svolge la Processione dei Misteri
La processione si svolge ogni Venerdì Santo. La data varia ogni anno con la Pasqua. Il 2027 la Pasqua cade il 2 aprile — il Venerdì Santo è dunque il 26 marzo 2027. Per le edizioni successive verificare le date sul sito ufficiale settimanasantataranto.it.
La partenza ufficiale è fissata per il Venerdì Santo alle ore 17:00, con l’uscita dei confratelli dalla storica Chiesa del Carmine, situata lungo Via d’Aquino. Dopo circa quattordici ore di cammino, la processione termina con il ritorno nella Chiesa del Carmine. Il troccolante bussa per tre volte al portone, annunciando il rientro del corteo.
Questo significa che la fine della processione avviene intorno alle 7:00-8:00 del mattino del Sabato Santo. Chi vuole assistere all’alba del rientro vive il momento emotivamente più intenso di tutta la Settimana Santa.
Dove posizionarsi per vedere
I punti di osservazione migliori sono lungo Via d’Aquino (la strada della partenza dalla Chiesa del Carmine), Piazza Castello e le strade del Borgo Antico — dove il corteo sfilava storicamente e dove nel 2025 è tornato per il 350° anniversario. Arrivare almeno un’ora prima è essenziale per trovare un posto.
Come arrivare a Taranto
Taranto è raggiungibile in treno da Bari (circa 1 ora e 15 minuti), da Brindisi (circa 50 minuti) e da Lecce (circa 1 ora 10 minuti). In auto dall’autostrada A14 uscita Taranto, oppure dalla SS7 Appia. In auto il Venerdì Santo il centro è chiuso al traffico privato: conviene parcheggiare nelle aree periferiche e raggiungere il centro a piedi.
La notte dell’Addolorata
Il giorno prima — la notte tra il Giovedì e il Venerdì Santo — si svolge il Pellegrinaggio dell’Addolorata, organizzato dalla Confraternita di Maria SS. Addolorata e San Domenico. È la seconda processione tarantina, altrettanto intensa: i perdúne accompagnano la statua dell’Addolorata tra le chiese della città a partire dalla mezzanotte. Per chi decide di trascorrere l’intera Settimana Santa a Taranto, questa notte è la preparazione emotiva ideale per la processione del giorno successivo.
Domande frequenti sulla Processione dei Misteri di Taranto
Quale confraternita organizza la Processione dei Misteri?
La Processione dei Sacri Misteri del Venerdì Santo è organizzata dall’ Arciconfraternita del Carmine, con sede nella chiesa del Carmine in Via d’Aquino. La Confraternita di Maria SS. Addolorata e San Domenico organizza invece il Pellegrinaggio dell’Addolorata, che si svolge nella notte del Giovedì Santo.
Quando è nata la Processione dei Misteri?
La tradizione risale all’inizio del Seicento, sotto la dominazione spagnola. La prima processione ufficiale gestita dall’Arciconfraternita del Carmine si svolse il 4 aprile 1765. L’Arciconfraternita del Carmine fu fondata nel 1675.
A che ora inizia e quanto dura la processione?
La processione parte alle 17:00 del Venerdì Santo dalla chiesa del Carmine in Via d’Aquino. Dura circa 14-15 ore, terminando all’alba del Sabato Santo con il rientro nella chiesa del Carmine.
Cos’è la nazzicata?
La nazzicata (o “a nazzecate”) è l’andatura lenta, dondolante e cadenzata con cui i confratelli avanzano in processione. Il nome deriva dal dialetto tarantino e descrive il movimento oscillante — quasi ipnotico per chi lo osserva — che caratterizza la processione. Insieme alla musica delle marce funebri, la nazzicata è l’elemento sensoriale più potente dell’esperienza.
Cos’è il troccolante?
Il troccolante è il primo confratello del corteo, che apre la processione suonando la troccola — uno strumento di legno a percussione. Al termine delle 15 ore di cammino, è il troccolante che bussa tre volte al portone della chiesa del Carmine per annunciare il rientro: il gesto finale più atteso dell’intera notte.
Come si aggiudica un confratello il diritto di portare una statua?
Ogni anno nella Domenica delle Palme, le confraternite organizzano delle “gare”: aste in cui i confratelli fanno offerte per aggiudicarsi l’onore di portare in processione uno dei simulacri. Il ricavato va in beneficenza. È una tradizione che trasmette il ruolo di generazione in generazione.
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