Nicola Di Bari: l’ultimo romantico della canzone italiana

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Nicola Di Bari, pseudonimo di Michele Scommegna, rappresenta una delle figure più iconiche e amate del panorama musicale italiana e, insieme a Domenico Modugno, uno dei simboli canori pugliesi. 

Nato il 29 settembre 1940 a Zapponeta, un piccolo borgo rurale in provincia di Foggia, ha incarnato per decenni l’esempio dell’artista schietto e appassionato, capace di trasformare le suggestioni della sua terra d’origine in melodie universali. 

La sua voce, caratterizzata da un timbro profondo, leggermente rauco e intriso di una malinconia mediterranea, è diventata il veicolo ideale per raccontare l’amore, l’emigrazione e il legame indissolubile con le proprie radici. Con una carriera che attraversa oltre sessant’anni di storia, Di Bari non è stato solo un interprete di successo, ma un vero e proprio ambasciatore della cultura popolare italiana nel mondo, in particolare in America Latina, dove gode tuttora di un prestigio quasi leggendario.

Dalla Puglia a Milano: le radici e l’esordio

La formazione di Michele Scommegna è intrisa dei profumi e dei ritmi della vita contadina del Sud Italia. La sua infanzia a Zapponeta, trascorsa tra i campi e il mare, ha segnato profondamente la sua sensibilità artistica. 

Il giovane Michele scoprì la sua vocazione quasi per caso: si racconta che, durante una festa patronale, utilizzò il megafono di un gelataio per cantare e attirare clienti, rivelando una potenza vocale inaspettata che lasciò sbalorditi i presenti. Come molti giovani della sua generazione, tuttavia, la ricerca del successo e di migliori opportunità lo spinse a lasciare la Puglia per trasferirsi a Milano

Qui, mentre lavorava per mantenersi, iniziò a frequentare la Galleria del Corso, cuore pulsante dell’industria discografica dell’epoca. Fu in questo contesto che scelse il nome d’arte Nicola Di Bari, un omaggio al santo patrono del capoluogo pugliese, portando con sé un pezzo della sua terra anche nel nome che lo avrebbe reso celebre.

L’ascesa e il trionfo a Sanremo

Gli anni Sessanta segnarono l’apprendistato e i primi successi, ma fu l’inizio degli anni Settanta a consacrarlo definitivamente nell’Olimpo della musica leggera. La sua ascesa fu caratterizzata da una serie di partecipazioni al Festival di Sanremo che hanno fatto la storia. 

Dopo il secondo posto ottenuto nel 1970 con la celebre “La prima cosa bella“, brano scritto insieme a Mogol e Nicola di Bari stesso, e interpretato in coppia con i Ricchi e Poveri, il cantante inanellò un primato straordinario. Vinse infatti due edizioni consecutive della kermesse ligure: nel 1971 con “Il cuore è uno zingaro“, in coppia con Nada, e nel 1972 con “I giorni dell’arcobaleno”

In quegli stessi anni trionfò anche a Canzonissima, confermandosi come l’artista più popolare e rappresentativo dell’epoca.

I grandi evergreen e il tema dell’emigrazione

La discografia di Nicola Di Bari è ricca di brani che sono entrati di diritto nel canone della canzone italiana. Titoli come “Vagabondo“, “Chitarra suona più piano” e “Il mondo è grigio, il mondo è blu” non sono solo successi commerciali, ma frammenti di un’identità collettiva

Uno dei temi ricorrenti nella sua produzione è quello dell’emigrazione, vissuto non solo come cronaca sociale ma come sentimento esistenziale. In canzoni come “Zapponeta” e “Paese“, l’artista canta la nostalgia di chi è dovuto partire, il dolore del distacco e la bellezza idealizzata del ritorno. 

La capacità di dar voce a chi vive lontano da casa ha reso la sua musica un punto di riferimento per le comunità italiane all’estero, creando un legame emotivo che il tempo non ha scalfito. La sua poetica è fatta di elementi semplici: la polvere delle strade, il calore del sole, la fedeltà dei sentimenti, il tutto filtrato attraverso una narrazione onesta e priva di sovrastrutture.

Il successo internazionale e l’idolo dell’America Latina

Un capitolo fondamentale della vita di Nicola Di Bari è rappresentato dal suo straordinario successo nei paesi di lingua spagnola

A differenza di molti colleghi che si limitavano a tradurre i propri successi, Di Bari riuscì a stabilire una connessione profonda con il pubblico latinoamericano, che vedeva in lui l’incarnazione dell’emotività mediterranea. Con il nome di “Nicola Di Bari“, incise numerosi album in spagnolo, scalando le classifiche in Argentina, Cile, Messico e Spagna

Brani come “Los días del arco iris” o “Lisa de los ojos azules” divennero dei veri e propri inni. Questa dimensione internazionale lo ha portato a esibirsi nei più prestigiosi teatri del mondo, dalle Americhe all’Asia, mantenendo sempre un profilo di grande umiltà e professionalità. Ancora oggi, è considerato uno dei cantanti italiani più famosi all’estero, un ponte vivente tra diverse culture latine.

La maturità, il cinema e l’eredità artistica

Oltre alla musica, Nicola Di Bari ha esplorato anche il mondo del cinema, partecipando a diverse pellicole sia come attore che come autore di colonne sonore. Celebre è la sua partecipazione al film “Torino nera” di Carlo Lizzani, o più recentemente il suo cammeo nel film “Tolo Tolo” di Checco Zalone, dove ha mostrato un’autoironia e una vitalità sorprendenti. 

Nella vita privata, il cantante è legato da oltre cinquant’anni alla moglie Agnese Girardello, alla quale ha dedicato la splendida canzone “Agnese“. Il sodalizio personale riflette la solidità dei valori che ha sempre professato nelle sue canzoni

Nonostante il passare degli anni, non ha mai smesso di registrare nuovi brani e di apparire in televisione per condividere aneddoti della sua lunga carriera. Nicola Di Bari resta un punto fermo della nostra storia musicale, un artista che ha saputo cantare l’Italia più vera, sempre legato alla sua amata Puglia.

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