In Puglia, quando il sole si alza lento tra le Murge tarantine, c’è una città che non si sveglia: continua a sognare. Stiamo parlando di Massafra, il confine tra passato e presente è sottile ed è incastonato tra le gravine, quelle profonde fenditure di roccia dove la natura ha inciso le sue parole più antiche. È una città che non si visita: si scopre, a passi lenti, lasciandosi guidare dallo stupore. Appena superi la moderna periferia, ti accorgi che Massafra non è solo un borgo: è una mappa del tempo, una geografia scolpita nella pietra.
La bellezza nascosta sotto terra
Scendi una delle tante scale che portano nella Gravina di San Marco e la luce cambia. Filtra tra gli ulivi e le rocce, si posa sulle cripte rupestri, affrescate da mani dimenticate ma non cancellate. Ogni angolo ha un’eco: quella dei monaci basiliani, dei contadini che usavano le grotte come rifugio, dei santi dipinti con occhi grandi e silenziosi. Qui, il silenzio è sacro. Non parla, ma racconta. E se chiudi gli occhi, puoi quasi sentire i canti bizantini risuonare tra le navate scavate nel tufo della Cripta della Candelora, o il suono delle zappe nei secoli più duri.
Il castello che domina il vuoto e il Santuario della Madonna della Scala
Dall’alto, il Castello Medievale sorveglia tutto. Non con arroganza, ma con la consapevolezza di chi ha visto regni, invasioni, rivolte e miracoli. Le sue mura raccontano di normanni, aragonesi, baroni e battaglie. Ma oggi accoglie visitatori, mostre e tramonti: quando il cielo si colora di arancio e il tufo si accende, anche il castello sembra sorridere. A pochi passi, c’è un luogo dove la leggenda sfuma nella fede: il Santuario della Madonna della Scala. I pellegrini ancora percorrono la scalinata che scende tra gli ulivi e si fermano a pregare davanti alla cripta miracolosa, dove – narra la tradizione – due cervi avrebbero indicato la via al pastore smarrito. Da secoli, quella scala è una discesa non verso il basso, ma verso il cuore.
Un presente che custodisce il passato
Massafra non è una cartolina da appendere: è un organismo vivo. Le sue chiese, i palazzi nobiliari, le edicole votive, le sagre e i mercati sono ancora abitati, usati, amati. Qui la cultura non è chiusa nei musei, ma vive nelle abitudini quotidiane: nel pane caldo al mattino, nei riti della Settimana Santa, nei nomi delle vie che sanno di storia.

Agostino D’Angelo è un giornalista pugliese con una forte passione per il mondo dello sport, di cui è telecronista. È Direttore della testata giornalistica Best of Puglia, progetto editoriale digitale di proprietà della Linking Agency dedicato alla valorizzazione del territorio pugliese, oltre che autore presso Influent People e Gioco Pulito. Si occupa inoltre di ufficio stampa, affiancando aziende e professionisti nella gestione della comunicazione e della presenza mediatica.