L’arte del giunco ad Acquarica del Capo

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Nel cuore del Capo di Leuca, nell’estremo lembo del Salento, Acquarica del Capo, oggi parte del comune di Presicce-Acquarica, custodisce un patrimonio immateriale di inestimabile valore: l’antica arte dell’intreccio del giunco, una pratica che non è semplicemente una tecnica manuale, ma un vero e proprio capitolo di storia socio-economica della Puglia meridionale e uno dei simboli dell’artigianato locale.

L’arte del giunco rappresenta il legame indissolubile tra l’uomo, il territorio e la necessità, trasformandosi nel tempo da attività di sussistenza in una forma d’espressione artistica che continua a vivere nelle mani sapienti degli ultimi maestri. 

Attraverso il giunco, Acquarica del Capo racconta la sua civiltà contadina e il suo ingegno, preservando un sapere che profuma di terra, acqua e fatica.

Le radici storiche e l’economia della necessità

L’origine dell’intreccio nel Salento e, in particolare, nell’area di Acquarica del Capo, affonda le radici in un’epoca pre-industriale dominata dalla necessità e dall’autosufficienza

La disponibilità della materia prima, il giunco, abbondante nelle zone umide, paludose e costiere limitrofe, ha reso questa pratica accessibile a tutti, trasformandola in una delle principali attività domestiche, specialmente nei mesi invernali o durante le pause dai lavori agricoli più intensi. 

Intere famiglie erano coinvolte nella raccolta e nella lavorazione del giunco, contribuendo a un’economia circolare in cui ogni elemento della natura veniva sfruttato con parsimonia e rispetto. Non si trattava, in origine, di un’arte finalizzata alla bellezza, bensì alla funzionalità: si creavano recipienti per la conservazione dei cibi, ceste per la raccolta delle olive e dell’uva, stuoie per dormire e sedie per arredare le case povere, riflettendo una sapienza pratica che ha permesso alle comunità di Acquarica di sopravvivere e prosperare per secoli.

La materia prima: il giunco e la sua preparazione

L’elemento chiave di questa arte è ovviamente il giunco (Juncus acutus), una pianta perenne tipica degli ambienti salmastri e paludosi, che cresce spontaneamente nelle depressioni del terreno e nelle aree costiere del Capo di Leuca. 

La raccolta del giunco è il primo passo, un’operazione che richiede tempo e profonda conoscenza del ciclo vegetativo. Tradizionalmente, la raccolta avviene tra la fine dell’estate e l’inizio dell’autunno, quando la pianta ha raggiunto la piena maturazione e il fusto è sufficientemente resistente e flessibile. Una volta tagliati, i fasci di giunco vengono sottoposti a un lungo processo di essiccazione al sole, che ne fissa il colore e ne aumenta la durabilità.

Dopo l’essiccazione, la fase successiva è l’ammorbidimento. Il giunco secco, infatti, è rigido e fragile. Per renderlo malleabile e lavorabile, i fasci vengono immersi nell’acqua per ore, talvolta per una notte intera, oppure semplicemente spruzzati fino a raggiungere il giusto grado di umidità. Un vero e proprio atto di rinascita del materiale che è quasi un rito: è solo quando il fusto torna elastico e profumato che il maestro intrecciatore può iniziare il suo lavoro. La scelta del giunco, il suo spessore e la sua lunghezza influenzano direttamente la forma e la resistenza del manufatto finale.

Maestria tecnica e gli strumenti essenziali

L’arte dell’intreccio del giunco non necessita di macchinari complessi, ma esige mani esperte, pazienza infinita e una profonda intelligenza manuale. Gli strumenti dell’artigiano sono essenziali: un buon coltello o una lama affilata per rifinire e tagliare i fusti in eccesso, e un punteruolo robusto, a volte ricavato da un osso o da un legno duro, utilizzato per allargare gli spazi e inserire i nuovi giunchi nel tessuto dell’intreccio.

Le tecniche di tessitura impiegate ad Acquarica del Capo sono state tramandate oralmente e per imitazione. La più diffusa è la tecnica a spirale, dove i giunchi vengono avvolti e cuciti tra loro in cerchi concentrici, creando oggetti dalla base solida e dalle pareti spesse, ideali per ceste e contenitori da lavoro. Un’altra tecnica è l’intreccio a tessitura, usata per superfici piane come le stuoie, dove i fusti secchi vengono disposti a trama e ordito come in un vero telaio. 

La resistenza e la compattezza del pezzo finito dipendono interamente dalla costanza della tensione esercitata dalle dita del maestro artigiano.

Il fiscolo: l’importanza nella tradizione olearia

Tra le diverse creazioni realizzate con il giunco, una merita un’attenzione particolare per la sua rilevanza storica nell’economia locale: il fiscolo, un disco di giunco intrecciato, a forma di sacco piatto, utilizzato nelle antiche macine olearie

La sansa, ovvero la pasta di olive macinata, veniva disposta all’interno di questi dischi, che venivano poi impilati uno sull’altro nella pressa. Quando la pressa esercitava la forza, il fiscolo, grazie alla sua struttura porosa e resistente, fungeva da filtro naturale, permettendo all’olio di fuoriuscire e separarsi dall’acqua di vegetazione e dai residui solidi.

Si tratta quindi di un esempio perfetto della fusione tra necessità agricola e arte popolare. La sua realizzazione richiedeva la massima precisione nell’intreccio per garantire che fosse sufficientemente robusto da resistere all’immensa pressione meccanica, ma al contempo abbastanza fitto da non far fuoriuscire la sansa. Acquarica del Capo, situata in una zona a forte vocazione olivicola, ha legato storicamente la sua identità artigianale alla produzione di questi filtri, svolgendo un ruolo cruciale nell’antica e fondamentale filiera dell’olio d’oliva pugliese, salentino in particolare.

L’evoluzione: dal funzionale all’estetico

Oggi, l’arte del giunco ad Acquarica del Capo vive un momento di transizione. Con l’avvento dell’industrializzazione e l’adozione di materiali sintetici e macchinari moderni nelle attività agricole e domestiche, molti manufatti tradizionali, come il fiscolo, hanno perso la loro funzione pratica. Tuttavia, l’eredità tecnica e la bellezza intrinseca del materiale non sono andate perdute. I maestri artigiani hanno saputo reinterpretare la tradizione in chiave contemporanea, focalizzandosi sulla creazione di oggetti di design, complementi d’arredo e souvenir che portano con sé il fascino rustico e l’eleganza della manualità.

La sfida maggiore che Acquarica del Capo deve affrontare è la trasmissione del sapere. Sono sempre meno i giovani disposti a intraprendere un mestiere così laborioso e paziente. Fortunatamente, diverse iniziative locali, spesso sostenute da associazioni culturali e dalle amministrazioni, mirano a istituire laboratori e corsi di formazione per documentare e insegnare le antiche tecniche dell’intreccio. Preservare l’arte del giunco significa proteggere una parte fondamentale dell’identità pugliese e a stimolare anche il turismo esperienziale, assicurando che questo materiale continui a evocare storie di artigianato, terra e vita semplice nel cuore del Salento.

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