Il giro delle gravine in bici: da Laterza a Ginosa nel canyon più profondo d’Europa

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Ci sono posti in Puglia che non sembrano Puglia. Posti che non stanno nelle cartoline, non compaiono nelle campagne pubblicitarie regionali, non vengono citati dai travel influencer che d’estate riempiono le storie Instagram con trulli e mare azzurro. Le gravine della provincia di Taranto sono uno di questi posti. E in bici, pedalando sul bordo di canyon profondi duecento metri con i grifoni che planano in silenzio a pochi metri dalla testa, si capisce perché chi le conosce non le dimentica.

Abbiamo percorso questo itinerario in due giorni, partendo da Laterza e arrivando a Ginosa, seguendo il tracciato ufficiale n. 8 della Regione Puglia — quello che la cartografia ciclistica chiama “Nel cuore della storia” — con qualche variante nei tratti più vicini alle gravine, dove le strade bianche permettono di avvicinarsi davvero al bordo del canyon. Novanta chilometri totali, millesettanta metri di dislivello, due borghi che nessuno si aspetta di trovare così belli, e una Puglia completamente diversa da quella che la maggior parte dei visitatori conosce. Vediamo nello specifico questo itinerario, più dettagliato rispetto a quanto avevamo suggerito nell’articolo sui percorsi ed itinerari in bici da fare in Puglia.

Prima di partire: cosa sono le gravine e perché nessuno le racconta

Le gravine sono incisioni erosive nel calcare delle Murge — canyon scavati dall’acqua nel corso di milioni di anni, profondi fino a duecento metri, dalle pareti quasi verticali. Si trovano in una fascia di territorio che attraversa la provincia di Taranto da nord-ovest a sud-est, dal confine con la Basilicata fino alla costa jonica: Laterza, Ginosa, Castellaneta, Mottola, Massafra, Crispiano. Un sistema di canyon che per ampiezza e profondità non ha equivalenti in Europa.

La gravina di Laterza è il canyon più imponente di un sistema di gravine distribuite a ventaglio intorno al golfo di Taranto, con una lunghezza di 12 chilometri, una larghezza media di 500 metri e una profondità che raggiunge i 200 metri. Per darsi un’idea concreta: duecento metri è l’altezza di un palazzo di sessanta piani. Camminare sul bordo e guardare giù è un’esperienza che toglie il respiro — non per paura ma per la scala completamente imprevista di quello che si vede.

Per secoli le gravine sono state abitate. I popoli che vivevano in questa zona trovavano nelle pareti rocciose riparo naturale dalle invasioni e dalla calura estiva, e scavarono nella calcarenite tenera case, chiese, cisterne, stalle. Quei villaggi rupestri sono ancora lì — e visitarli è una delle esperienze più straordinarie che la Puglia possa offrire.

Il motivo per cui quasi nessuno le conosce è semplice: non stanno sulla costa, non hanno trulli, non hanno il mare. Nella narrazione turistica della Puglia non c’è ancora spazio per un territorio così scomodo da raccontare — aspro, verticale, silenzioso, lontano dagli itinerari standardizzati. Ed è esattamente per questo che vale la pena venirci.

Giorno 1 — Da Laterza al bordo del canyon: 45 km

Partenza: Centro Visitatori dell’Oasi LIPU, Laterza

Il punto di partenza naturale per chiunque voglia esplorare le gravine in bici è il Centro Visitatori dell’Oasi LIPU di Laterza, all’estrema periferia meridionale del paese. L’Oasi LIPU Gravina di Laterza si trova a nord-ovest di Taranto, nei pressi dell’abitato di Laterza. Occupa un’area di 800 ettari, in un canyon inciso dall’erosione tra gli oliveti del Tarantino.

Arriviamo che sono le otto di mattina. Il cancello dell’oasi è già aperto, c’è un guardiano che prepara il caffè in una piccola cucina. Lasciamo le bici appoggiate alla recinzione e scendiamo a piedi per il primo sentiero — quello che porta al belvedere sulla gravina. Ci vuole un quarto d’ora. Poi il canyon appare di colpo, e ci si ferma.

La profondità è difficile da percepire all’inizio. Gli alberi sul fondo sembrano cespugli. Le pareti rocciose sembrano piatte finché non si nota che le ombre cambiano nel corso di un’ora, rivelando rientranze e sporgenze che da lontano non si vedono. E poi, lentamente, arrivano i grifoni.

Lungo le 12 km di pareti rocciose, nelle numerose grotte e nella fitta vegetazione, nidificano uccelli grandi e piccoli: poiana, gufo reale, barbagianni e numerose altre specie. I grifoni sono la presenza più spettacolare: grandi rapaci con un’apertura alare che supera i due metri e mezzo, che usano le correnti ascensionali della gravina per planare senza quasi battere le ali. Vederli dall’alto, mentre si muovono sotto i propri piedi, è una prospettiva che non si dimentica.

Il percorso della prima tappa

Dopo la visita all’oasi si riprendono le bici e si imbocca la strada bianca che corre parallela al ciglio settentrionale della gravina. Il fondo è compatto, pedalabile con una gravel o una MTB senza difficoltà. Si pedala tra oliveti e pascoli, con la gravina che appare e scompare alla destra a seconda delle curve del terreno. In alcuni punti il ciglio è a meno di cinque metri dalla ruota — e guardare giù mentre si pedala dà una sensazione di esposizione del tutto inattesa per un territorio così piatto in apparenza.

Il tracciato segue per un tratto il percorso ciclistico n. 8 “Nel cuore della storia” della Regione Puglia, uno spettacolare arco di 90 km che tocca Laterza, Castellaneta, Mottola e Crispiano, fra impegnativi saliscendi e produzioni d’eccellenza. Noi lo seguiamo fino a Castellaneta, poi lo abbandoniamo verso sud per scendere verso Ginosa attraverso le strade rurali che tagliano le campagne di ulivi e mandorli. repower

Castellaneta: la sosta di metà mattina

A metà percorso della prima tappa si attraversa Castellaneta — città natale di Rodolfo Valentino, il divo del cinema muto che il mondo intero conosce e che quasi nessuno associa alla Puglia. Vale una sosta di trenta minuti: il belvedere sulla gravina di Castellaneta è diverso da quello di Laterza — più piccolo, ma affacciato su una parete dove le chiese rupestri medievali sono visibili a occhio nudo dall’alto. Con un binocolo si distinguono i contorni degli affissi dipinti sulle pareti.

Il bar in piazza ha i taralli fatti la mattina stessa. Ordiniamo due caffè e due bottiglie d’acqua — l’unica cosa sensata da fare prima di riprendere a pedalare sotto il sole di settembre.

La discesa verso Ginosa

Gli ultimi quindici chilometri della prima tappa scendono progressivamente verso Ginosa attraverso un paesaggio che cambia gradualmente: gli ulivi lasciano spazio ai mandorli, le strade bianche diventano più strette, il profilo del paese comincia ad apparire sull’orizzonte con la sagoma del castello normanno che domina il centro storico.

Arriviamo a Ginosa nel primo pomeriggio. Sistemiamo le bici, troviamo una camera in un bed and breakfast nel centro storico — ci sono poche strutture ricettive, meglio prenotare con anticipo — e scendiamo nella gravina.

La Gravina di Ginosa e il Villaggio Rivolta: la Matera che nessuno sa che esiste

Se la Gravina di Laterza sorprende per le dimensioni, quella di Ginosa sorprende per la storia che custodisce. La Gravina di Ginosa incornicia uno dei paesaggi più affascinanti della Puglia — un teatro vivente di civiltà rupestre, dove l’ingegno umano ha trasformato le pareti rocciose in un sistema urbano complesso e straordinariamente organizzato.

La gravina si estende per dieci chilometri abbracciando il centro storico a forma di ferro di cavallo. Al suo interno si trovano due villaggi rupestri: il Casale e la Rivolta. Sono questi ultimi che tolgono davvero il fiato.

Il Villaggio Rivolta è composto da 66 grotte-case disposte su 5 livelli. Le case-grotta sono visitabili e mostrano le tracce della vita che vi si trascorreva: cisterne, mensole, frantoi, ambienti per animali e spazi di condivisione come i forni. Ogni abitazione era orientata verso sud per catturare il calore invernale. Le cisterne raccoglievano l’acqua piovana attraverso un sistema di canali incisi nella roccia. C’erano forni comuni, stalle, spazi per la lavorazione delle olive. Era una città funzionante, organizzata, capace di ospitare centinaia di persone — scavata interamente nella roccia calcarea.

I villaggi rupestri del Casale e di Rivolta chiudono i due lati della gravina che fascia Ginosa come un ferro di cavallo. Il castello e la chiesa matrice che si allungano sul cuneo urbano che penetra dentro la gravina segnano simbolicamente l’unità dei due mondi.

Gli studiosi la considerano uno dei più importanti insediamenti trogloditici d’Italia dopo Matera. Eppure quasi nessuno ne parla, quasi nessuno ci viene. Quando scendiamo nel villaggio nel tardo pomeriggio ci siamo solo noi e una coppia di escursionisti tedeschi con zaino e macchina fotografica.

Le chiese rupestri sparse lungo le pareti della gravina completano il quadro. I monaci basiliani crearono spettacolari cripte decorate da splendidi affreschi d’ispirazione bizantina. La chiesa di Santa Sofia e la chiesa rupestre di Santa Barbara conservano ancora tracce di questi affreschi — figure ieratiche dipinte direttamente sulla roccia, sopravvissute a secoli di umidità e abbandono.

Si mangia a Ginosa in una trattoria del centro storico: pasta al sugo di carne, agnello al forno, un vino locale che il titolare serve senza etichetta perché viene dalla cantina di suo cognato. È la cena giusta dopo una giornata in bici nelle gravine.

Giorno 2 — Ginosa e ritorno: il giro della gravina e la discesa verso Laterza

Il mattino nella gravina

La mattina del secondo giorno la dedichiamo interamente alla Gravina di Ginosa, a piedi. Il percorso completo intorno alla gravina — dal centro storico lungo il ciglio fino al villaggio Rivolta, discesa sul fondo, risalita dal lato del Casale e ritorno — misura circa dodici chilometri e richiede tre ore tranquille. È un percorso classificato come facile-medio, adatto anche a chi non è allenato, ma richiede scarpe da trekking e attenzione nei tratti rocciosi.

Il fondo della gravina è un mondo a sé. Il torrente che scorre nel periodo piovoso ha lasciato una striscia di vegetazione lussureggiante — oleandri, fichi selvatici, rovi — che in contrasto con le pareti calcaree bianche crea un paesaggio quasi tropicale. In primavera, dicono gli abitanti, il verde è talmente intenso da sembrare Irlanda.

Il rientro a Laterza: 45 km di ritorno

Nel pomeriggio si ritorna in bici verso Laterza, seguendo un tracciato leggermente diverso dall’andata — più interno, attraverso le campagne tra Ginosa e Laterza, con una deviazione verso la gravina di Castellaneta per una prospettiva diversa da quella del giorno precedente.

Il vento di settembre aiuta. Si pedala con più leggerezza del giorno prima, complice anche il fatto che il secondo giorno in bici ha sempre un ritmo diverso dal primo — il corpo ha capito cosa fare, le gambe trovano la cadenza giusta, la testa si svuota.

Si arriva a Laterza nel tardo pomeriggio. Le bici sono appoggiate allo stesso cancello dell’Oasi LIPU da cui si era partiti. Il guardiano è ancora lì, o forse è già quello del turno serale — non si capisce bene. Uno dei grifoni sta ancora planando sopra il canyon, muovendosi così lentamente che sembra quasi fermo.

Informazioni pratiche

Tipo di bici consigliata: gravel o MTB. Le strade bianche nel tratto tra Laterza e Ginosa sono pedalabili anche con una gravel di buona qualità — fondo compatto, non ci sono tratti tecnici impegnativi. Una mountain bike dà più versatilità sui tratti più sconnessi vicino ai bordi della gravina.

Difficoltà: media. Il dislivello complessivo dell’itinerario completo è di circa 1.070 metri in due giorni — non impegnativo per chi pedala regolarmente, ma non adatto a principianti assoluti. La parte più fisica è il tratto tra Castellaneta e Mottola, con alcune salite sostenute.

Periodo migliore: è importante conoscere il clima in Puglia, il periodo migliore per questo genere di viaggio è settembre e ottobre. Il calore estivo è passato, la luce è la migliore dell’anno, i grifoni sono ancora attivi prima della migrazione autunnale. La primavera — aprile e maggio — è altrettanto bella per la vegetazione, ma in settembre si aggiunge il vantaggio della vendemmia in corso nelle cantine della zona.

Pernottamento a Ginosa: le strutture ricettive sono poche. Prenotare con almeno due settimane di anticipo in alta stagione. Alcune masserie nell’area offrono camere con colazione inclusa.

Come arrivare a Laterza: in auto da Taranto circa 40 minuti, da Bari circa 1 ora e 15 minuti. Non esiste un collegamento ferroviario diretto — l’auto o il furgone per le bici è necessario.

Centro Visitatori Oasi LIPU Laterza: la visita guidata all’oasi dura circa due ore e viene organizzata su prenotazione. Consigliata prima di partire per l’itinerario in bici — aiuta a capire la geologia e l’ecologia della gravina e rende tutto il percorso successivo più ricco di senso.

Guida locale: per la discesa nei villaggi rupestri di Ginosa è consigliabile affidarsi a una guida locale — i sentieri non sono sempre segnalati in modo chiaro e una guida che conosce la storia degli insediamenti aggiunge molto alla visita.

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