Giuseppe Zimbalo, architetto simbolo del Barocco leccese del XVII secolo

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Giuseppe Zimbalo, nato e morto a Lecce rispettivamente nel 1620 e nel 1710 è unanimemente riconosciuto come la figura centrale e più rappresentativa del Barocco leccese

La sua lunga attività, che coprì gran parte del XVII secolo, coincise con il periodo di massimo splendore artistico e architettonico della città di Lecce, portandola a guadagnarsi l’appellativo di “Firenze del Sud“. Architetto, scultore e decoratore, Zimbalo seppe fondere l’esuberanza decorativa tipica dell’epoca con una profonda comprensione delle strutture, lasciando un’eredità monumentale che ancora oggi definisce l’identità visiva del capoluogo salentino.

La formazione e l’affermazione di uno stile

Poco si sa con certezza dei primi anni di formazione di Giuseppe Zimbalo, ma la sua adesione precoce e la successiva maestria nello stile barocco indicano una probabile apprendistato all’interno delle prestigiose botteghe artigiane e architettoniche leccesi dell’epoca. Il Barocco leccese, sviluppatosi in un contesto relativamente isolato, si caratterizzò per l’uso massiccio della pietra leccese, una calcarenite tenera e malleabile, perfetta per essere intagliata con la profusione di elementi decorativi, putti, festoni e figure fantastiche che diventarono il marchio distintivo dello stile.

I maestri locali prima di lui

Zimbalo ereditò la tradizione dei maestri locali che lo avevano preceduto, come lo scultore e architetto Gabriele Riccardi o il capostipite Antonio Zimbalo (suo presunto zio), ma superò i modelli iniziali infondendo nelle sue opere una grandiosità e un senso di movimento scenografico inediti. Il suo stile si distingue per un’esasperazione della decorazione che non è mai caos, ma obbedisce a una logica compositiva e a un sapiente gioco di luci e ombre, esaltando la plasticità della pietra.

La Basilica di Santa Croce, opera simbolo di Zimbalo

L’opera che forse più di ogni altra incarna il genio di Giuseppe Zimbalo è il completamento della facciata della Basilica di Santa Croce a Lecce. Iniziata da Gabriele Riccardi e Francesco Antonio Zimbalo, la parte superiore della facciata fu affidata a Giuseppe Zimbalo, che la portò a termine tra la fine del ‘600 e l’inizio del ‘700.

Qui, Zimbalo realizza l’iconico rosone, un vero e proprio capolavoro di scultura, circondato da una profusione di figure mitologiche e allegoriche che si mescolano a elementi vegetali e animali. La sua abilità nel fondere l’architettura con la scultura è evidente: le colonne, i capitelli e le cornici non sono semplici elementi strutturali, ma si trasformano in un’unica superficie decorata. La trabeazione e il coronamento della facciata, opera sua, mostrano un senso del dinamismo e della ricchezza ornamentale che fanno di Santa Croce il simbolo stesso del Barocco Leccese, un’opera in cui la fede si traduce in un trionfo scenografico della materia.

Il campanile del Duomo: l’icona di Lecce

Un altro fondamentale intervento di Zimbalo, che ha trasformato lo skyline di Lecce, è la ricostruzione del Campanile del Duomo (Cattedrale di Santa Maria Assunta). Il campanile originale, di epoca medievale, era crollato nel 1680. Zimbalo fu incaricato della sua ricostruzione e completò l’opera, che oggi è considerata il più alto e imponente esempio di architettura campanaria barocca del Meridione.

Costruito interamente in pietra leccese, si innalza per cinque ordini rastremati, di cui gli ultimi due sono a pianta ottagonale, con decorazioni sempre più elaborate e leggere man mano che si sale verso la sommità. La base è solida e quadrata, mentre i livelli superiori si alleggeriscono grazie all’uso di balaustre e colonne tortili, culminando con la cupola maiolicata sormontata dalla statua di Sant’Oronzo, Santo patrono della città a cui è dedicata una festa molto sentita. Il Campanile non è solo una struttura verticale, ma un’opera che si sposa alla perfezione con la piazza sottostante, enfatizzando la prospettiva e l’asse visivo della Cattedrale, dimostrando la sua maestria anche nell’architettura monumentale e strutturale.

La città di Lecce e le altre opere

L’attività di Giuseppe Zimbalo si estese ben oltre i due capolavori principali. La sua mano è visibile in numerose chiese, cappelle e palazzi nobiliari che arricchiscono il centro storico di Lecce. 

Tra le sue opere più importanti possiamo citare la Chiesa di San Giovanni Battista al Rosario, dove realizzò la sontuosa facciata, ricca di nicchie e sculture che creano un forte effetto di chiaro-scuro. L’interno, anch’esso attribuito a lui in parte, presenta una pianta centrale e decorazioni che richiamano il gusto romano.

Da menzionare anche la Chiesa del Carmine che Zimbalo, sebbene non interamente sua, contribuì al progetto con l’aggiunta di elementi decorativi che ne esaltano la plasticità, e il Palazzo del Seminario, un altro progetto significativo, con un suggestivo loggiato e una raffinata decorazione della corte interna, a testimonianza della sua competenza anche nell’architettura civile.

Zimbalo seppe interpretare le esigenze della committenza religiosa e nobiliare dell’epoca, che desiderava esprimere attraverso l’architettura il proprio potere e la propria devozione in modo sfarzoso e teatrale. Le sue architetture non sono statiche, ma sembrano muoversi, invitando l’osservatore a un’esperienza visiva e sensoriale totalizzante, tipica del pathos barocco.

L’eredità artistica e l’influenza sulla Puglia

Giuseppe Zimbalo, come detto, morì a Lecce nel 1710, lasciando dietro di sé una scuola di allievi e una metodologia di lavoro che influenzarono l’architettura pugliese per tutto il Settecento. Il suo stile divenne il canone del Barocco leccese, distinguendosi nettamente dalle espressioni barocche di Roma e Napoli per la sua specificità materiale (la pietra tenera) e per la sua esuberanza autoctona, che possiamo ritrovare anche in altri borghi e centri storici pugliesi, come Martina Franca.

La sua opera fu fondamentale nel trasformare Lecce da centro provinciale a vera e propria capitale artistica del Salento, un ruolo che la città non avrebbe più abbandonato. Le sue facciate, i suoi campanili e le sue chiese sono la prova che un’espressione artistica locale, se interpretata da un genio come Zimbalo con libertà e maestria tecnica, può raggiungere vette di bellezza e originalità universali e, ancora oggi, ogni visita al centro storico di Lecce è un omaggio alla grandezza di questo architetto.

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