“Il mio racconto autentico della cucina pugliese” Antonluca Iasi, dalla toga ai social

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Avete presente la Puglia che si racconta attraverso i piatti, i gesti antichi e le storie di chi ogni giorno custodisce tradizioni autentiche? È questa Puglia, lontana dai cliché e vicina alla verità dei territori, che Antonluca Iasi ha scelto di ricordare. Da avvocato a food influencer seguito da oltre 240 mila persone, il suo percorso è la dimostrazione di come la passione, quando incontra la determinazione, possa trasformarsi in una professione capace di valorizzare un’intera regione.

Antonluca Iasi, food influencer pugliese

Protagonista anche sul piccolo schermo con il programma Home Restaurant, Iasi ha costruito negli anni una narrazione coinvolgente e autentica dell’enogastronomia pugliese. Il suo ultimo progetto, il volume Ricettario Pugliese, rappresenta un ulteriore tassello di un percorso che unisce racconto, cultura e identità.

In questa intervista, ci conduce dietro le quinte del suo lavoro, tra cucine, laboratori e incontri umani, svelando non solo le sfide e le responsabilità di chi comunica il cibo oggi, ma anche il valore profondo della tradizione pugliese. Un viaggio fatto di scelte coraggiose ed emozioni, dove ogni piatto diventa una storia da condividere.

Antonluca, la tua storia parla di una transizione coraggiosa, da avvocato a food influencer da centinaia di migliaia di follower. C’è stato un momento preciso, un sapore o un incontro nella tua terra, che ti ha fatto capire che la tua vera missione era dare voce alle eccellenze pugliesi piuttosto che discutere codici e leggi?

Non c’è stato un momento preciso, ma una somma di momenti. Primi piatti condivisi, storie ascoltate, mani segnate dal lavoro. Prima ho iniziato per gioco e per passione per l’enogastronomia circa 10 anni fa, poi un certo punto ho capito che mi emozionava più immortalare una mozzarella prodotta da un artigiano alle 4 di notte che frequentare i tribunali. La Puglia non aveva bisogno di un altro avvocato ma forse di qualcuno che la raccontasse con autenticità e intrattenimento.

Spesso nell’immaginario comune si pensa che per fare il tuo mestiere basti uno smartphone e un buon angolo di luce. Eppure, il tuo approccio denota una profondità diversa. Quali sono stati i corsi o gli studi specifici che hanno trasformato la tua passione in una competenza tecnica certificata?

Lo smartphone è solo uno dei tanti strumenti che uso e a volte può realmente bastare solo quello. Ma rimane uno strumento, ci vuole passione, perseveranza, fame di contenuti, idee e tempo da spendere sul campo: nei ristoranti, nelle cucine, nei laboratori, in sala, al bar, nei festival, nelle sagre ecc.

Non ho studiato comunicazione digitale, marketing o storytelling, sono un autodidatta. Ma ho imparato qualcosa osservando, sbagliando e facendo.

Le eccellenze della Puglia

Grazie a questo percorso, oggi hai accesso a realtà spesso precluse al grande pubblico. Qual è stata l’esperienza che ti ha fatto sentire davvero un privilegiato nel poterla documentare e restituire alla tua community?

Ci sono state tante esperienze ma ancora oggi ciò che mi fa vibrare di più è entrare nelle cucine, vivere il dietro le quinte, vedere la tensione, la precisione, il silenzio prima del servizio e il caos durante. Lì capisci che sei un addetto ai lavori.

A volte per capire il valore di casa bisogna allontanarsi. C’è stata un’esperienza all’estero o in un’altra regione che ti ha permesso di guardare alla Puglia con occhi nuovi, facendoti apprezzare un dettaglio che prima davi per scontato?

Viaggiare ti apre la mente e ti ridimensiona. A Dubai, ma anche in tante città italiane ed estere, ho visto quanto l’Italia e la Puglia siano avanti su alcune cose: materia prima, km0, ospitalità, identità forte. Spesso diamo per scontata la qualità del nostro olio, del nostro pane, del nostro mare. Fuori capisci che non è normale, è un privilegio.

Oggi sei un punto di riferimento per chi cerca l’autenticità. Come scegli i protagonisti delle tue storie? Quali caratteristiche umane o professionali deve avere un’azienda o un artigiano pugliese per entrare nel mondo di Antonluca Iasi?

Scelgo le persone prima dei posti. Mi interessa chi ha qualcosa da dire, non chi ha solo qualcosa da vendere. Chi è corretto, chi ha sani principi. Cerco verità, coerenza e visione. Anche l’imperfezione, se è autentica, se dietro c’è una bella storia, allora vale la pena di raccontarla.

La cucina pugliese

Parlando di eccellenze, dove sta andando la cucina pugliese secondo te? Il turismo crescente sta rischiando di snaturare i sapori, o vedi una nuova generazione di chef e produttori pronti a innovare restando fedeli alle radici?

La cucina pugliese sta vivendo un momento delicato. Da una parte il rischio di diventare cartolina per turisti, dall’altra una nuova generazione che sta lavorando benissimo. Io vedo più opportunità che pericoli. Chi è forte ce la farà.

I tuoi contenuti superano i confini regionali, raggiungendo un pubblico nazionale e internazionale. Quali sono gli aspetti della nostra enogastronomia che colpiscono di più lo straniero e come adatti il tuo linguaggio per rendere universale un concetto locale come l’eccellenza pugliese?

All’estero colpisce la nostra semplicità. Pochi ingredienti, ma giusti. E poi il legame umano: qui il cibo è relazione. Io cerco di tradurre tutto questo in un linguaggio diretto, accessibile. Meno tecnicismi, più emozione. L’eccellenza pugliese non va spiegata, va fatta sentire.

Rimanendo sul tema del potere comunicativo, che tipo di responsabilità senti nel sapere che un tuo video può cambiare le sorti di una piccola realtà locale, trasformandola in una tappa imperdibile per migliaia di viaggiatori?

La responsabilità è enorme. Un video può cambiare davvero le cose. Per questo seleziono tanto. Non racconto tutto, racconto quello in cui credo. Perché la fiducia della community è il mio capitale più grande.

C’è un luogo della Puglia meno conosciuto che, secondo te, meriterebbe molta più attenzione e che ami promuovere con particolare dedizione?

Ci sono tanti luoghi meno raccontati, ma penso all’entroterra del mio Salento, ai piccoli borghi lontani dal mare. Lì c’è una Puglia più lenta, più vera. E spesso anche più sorprendente.

I progetti di Antonluca Iasi

La tua partecipazione al “Ricettario Pugliese” arriva come l’ultimo di una serie di traguardi straordinari che ti hanno visto spaziare dalle attività imprenditoriali alle apparizioni televisive. In un percorso così eclettico, che valore ha per te questo progetto editoriale corale?

È un progetto importante perché è corale. Non è il racconto di uno, ma di tanti. Entrare in un ricettario di una casa editrice nazionale per me significa davvero tanto. In un mondo veloce come quello dei social, ha un valore ancora più forte.

Qual è il contributo personale che hai voluto lasciare tra le pagine di questo ricettario per far sì che chi lo legge possa non solo cucinare, ma sentire la Puglia autentica che racconti ogni giorno?

Ho portato un racconto ambientato nel capo di Leuca 60 anni fa, per celebrare un simbolo di semplicità e pugliesità: fave e cicorie. Le persone, il territorio, il perché di quel piatto. Perché la cucina pugliese non è solo tecnica, è cultura e memoria.

Per concludere, se oggi dovessi guardare indietro a quel ragazzo che ha registrato il suo primo video, qual è il traguardo che ti rende più orgoglioso?

Ho lasciato un lavoro tradizionale e “sicuro” per scegliere una strada completamente nuova.  Se mi guardo indietro vedo un ragazzo che in 10 anni ha trasformato una passione in un lavoro. E un lavoro in un progetto imprenditoriale ed editoriale.

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