Alla scoperta di Ruvo, cosa vedere e storia

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Adagiata sulle morbide colline delle Murge baresi, circondata da distese infinite di uliveti e vigneti che ne disegnano il paesaggio agrario, sorge Ruvo di Puglia, una cittadina, apparentemente silenziosa e riservata, che custodisce in realtà un patrimonio storico e artistico di inestimabile valore, frutto di una stratificazione culturale millenaria. 

Visitare Ruvo non significa semplicemente ammirare monumenti isolati, ma intraprendere un viaggio che parte dalle profondità della terra, dove riposano resti romani, per risalire verso la luce accecante della pietra calcarea con cui sono edificati i suoi capolavori medievali e rinascimentali. 

È una destinazione imprescindibile per chiunque voglia comprendere l’evoluzione artistica della Puglia, lontano dalle rotte turistiche più affollate ma ricco di un fascino autentico e colto.

Le radici antiche: da Rubi alla Via Traiana

La storia di Ruvo di Puglia affonda le sue radici in epoca pre-romana, quando l’insediamento era noto come Rubi. La città fu uno dei centri più fiorenti della Peucezia, una regione storica abitata da popolazioni che intrattenevano stretti rapporti commerciali e culturali con la Magna Grecia. 

L’influenza è testimoniata dalla straordinaria produzione ceramica che ha reso Ruvo celebre in tutto il mondo archeologico, come oggi accade invece con Grottaglie. Durante il periodo romano, l’importanza della città crebbe ulteriormente grazie alla sua posizione strategica: essa divenne infatti una stazione di posta, lungo la Via Traiana, l’importante asse viario che collegava Benevento a Brindisi. 

Le fonti storiche e i ritrovamenti confermano che Rubi era un municipio romano vitale, dotato di mura possenti e infrastrutture complesse, la cui eredità urbanistica è ancora in parte leggibile nel contesto del centro storico odierno.

Il tesoro del Museo Archeologico Nazionale Jatta

Per comprendere appieno l’importanza archeologica di Ruvo, è essenziale visitare il Museo Archeologico Nazionale Jatta, ospitato nell’omonimo palazzo ottocentesco. Questo luogo rappresenta un unicum nel panorama museale italiano poiché conserva intatta la disposizione originaria ottocentesca voluta dalla famiglia Jatta.

Le sale del museo offrono al visitatore un’immersione nella concezione museografica del XIX secolo, dove le vetrine in legno custodiscono migliaia di reperti in terracotta. Il fulcro della collezione è senza dubbio il celebre Vaso di Talos, caratterizzato da figure rosse e risalente al V secolo a.C., un capolavoro della ceramica attica che non è solo un oggetto di rara bellezza estetica, ma un documento mitologico prezioso che narra la morte del gigante di bronzo Talos per mano della maga Medea e degli Argonauti. 

La maestria con cui sono dipinti i dettagli anatomici e l’espressività dei volti rende questo reperto uno dei più importanti vasi greci esistenti al mondo, capace di attrarre studiosi e appassionati da ogni continente.

La Cattedrale: icona del Romanico pugliese

Il simbolo indiscusso della città medievale è la Cattedrale di Santa Maria Assunta, considerata una delle massime espressioni del Romanico pugliese. Edificata tra il XII e il XIII secolo, la chiesa colpisce immediatamente per la sua facciata a capanna molto spiovente, caratteristica che accentua lo slancio verticale dell’edificio. 

Il prospetto è impreziosito da un portale centrale riccamente decorato, sorretto da leoni e sormontato da un magnifico rosone a dodici raggi, che domina la piazza antistante. Sulla sommità della facciata troneggia la statua del Cristo Redentore, mentre i lati sono decorati con archetti pensili e figure grottesche che rimandano all’immaginario simbolico medievale. 

L’interno della Cattedrale, a tre navate, si presenta oggi in una veste sobria e solenne, frutto di restauri novecenteschi che hanno eliminato le sovrastrutture barocche per riportare alla luce la purezza della pietra originale. Lo spazio interno, con pilastri e colonne, invita al silenzio e permette di apprezzare l’armonia delle proporzioni architettoniche tipiche dell’epoca sveva.

Il centro storico tra vicoli e palazzi nobiliari

Lasciandosi alle spalle la Cattedrale, ci si addentra nel cuore del centro storico di Ruvo, un labirinto di vicoli, archi e corti interne che raccontano secoli di vita quotidiana e potere aristocratico. 

Il contesto urbano è dominato dalla presenza di importanti palazzi nobiliari, tra cui spicca Palazzo Caputi e il già citato Palazzo Jatta, ma anche dalle tracce delle antiche fortificazioni. Un elemento di grande interesse è la Torre dell’Orologio, eretta nel XIX secolo ma su basamenti molto più antichi, che scandisce ancora oggi il tempo della comunità. 

Passeggiando lungo i bastioni delle antiche mura aragonesi, è possibile comprendere il perimetro difensivo che proteggeva la città dalle incursioni esterne. In questo contesto si inseriscono anche i resti del Castello, oggi inglobati in edifici successivi, che testimoniano il passaggio delle dominazioni normanne e poi aragonesi, periodi in cui Ruvo fu un importante feudo conteso tra le grandi famiglie del Regno di Napoli, come i Carafa.

Ruvo sotterranea

La bellezza di Ruvo non si limita a ciò che è visibile alla luce del sole. Sotto il pavimento della Cattedrale si cela un percorso archeologico ipogeo di straordinario valore. Durante i lavori di restauro del secolo scorso, è emerso un complesso stratificato che permette di leggere la storia della città a ritroso: dalle fondamenta della chiesa medievale si scende verso i resti di una basilica paleocristiana e, ancora più in basso, verso le domus romane e le tombe peucete. Un altro luogo suggestivo è la Grotta di San Cleto, un’antica cisterna romana trasformata nei secoli in luogo di culto. 

La tradizione vuole che qui abbia trovato rifugio San Cleto, primo vescovo di Ruvo e futuro papa, fuggito dalle persecuzioni, un ambiente, scavato nella roccia viva, che offre un’atmosfera di mistica suggestione e rappresenta un esempio tangibile del riutilizzo degli spazi urbani attraverso le diverse epoche storiche.

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